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L’abbazia di San Giovanni in Venere si trova nel comune di Fossacesia, in provincia di Chieti, su una splendida collina con vista sulla costa adriatica. La struttura è composta da una basilica e da un monastero, entrambi risalenti al XIII secolo.
La semplicità e la bellezza delle architetture hanno reso San Giovanni in Venere una meta obbligata per tutti i viaggiatori che si trovano in Abruzzo e dintorni: la serenità emanata dal luogo dona un senso di pace a tutti quelli che vi transitano.
L’Abbazia è molto richiesta dai futuri sposi del luogo per la posizione, a ridosso sul mare, e per la particolarità della sua struttura.
Dal 2014 il sito è gestito dal Polo museale dell’Abruzzo.
Cosa vedere in Abruzzo: San Giovanni in Venere tra paganesimo e cristianità
Secondo fonti storiche accreditate, l’abbazia fu eretta al posto di un tempio pagano dedicato a Venere Conciliatrice, costruito nell’80 avanti Cristo.
L’unica traccia di questo tempio è rimasta nel toponimo Portus Veneris, che indicava un punto di approdo vicino alla foce del fiume Sangro in epoca bizantina.
Inoltre, sotto l’Abbazia si trova la cosiddetta fonte di Venere, una fontana di epoca romana in cui secondo la tradizione popolare le donne che desideravano concepire un figlio dovevano recarsi e attingere l’acqua. Questa credenza di chiara derivazione pagana è rimasta in auge sino agli anni’50 del Novecento.
La costruzione del monastero adiacente alla Basilica risale al 540 ad opera di un certo Frate Martino.
Alcune fonti sostengono che furono i benedettini a demolire il tempio pagano per edificare un cellario dotato di una cappella. Gli scavi archeologici del 1998 hanno però riportato alla luce i resti di un edificio dedicato al culto paleocristiano risalente al VI secolo.
Dieci anni dopo, sono stati rinvenuti altri reperti archeologici nel terreno antistante l’Abbazia: in quel luogo sorgeva una necropoli italica risalente al V secolo a.C.
Le evoluzioni successive sono ben documentate e al riparo da dubbi, furono i Conti di Chieti Trasmondo I e Trasmondo II ad occuparsi della trasformazione del cellario e dell’ampliamento della cappella, intorno all’anno 1000.
Negli anni successivi l’Abbazia entrò sotto la protezione imperiale e iniziò ad essere conosciuta anche al di fuori dei territori limitrofi.
Nel 1060 i Normanni avanzavano verso la Contea di Chieti distruggendo molte perle dell’architettura precristiana, per questo un abate ordinò di fortificare il monastero e fondò il Castrum di Rocca San Giovanni.
Cosa vedere in Abruzzo: San Giovanni in Venere oggi
Nel XII secolo l’abbazia era all’apice del suo splendore: sculture, dipinti e affreschi secondo lo stile dell’epoca arricchivano le sue navate.
Purtroppo, i manufatti artistici sono andati perduti con il passare dei secoli, ma la chiesta è ben visibile ancora oggi. Il monastero, invece, è solo una piccola parte della struttura originaria.
Nel 1871 i funzionari del nuovo Regno d’Italia confiscarono al monastero la maggior parte dei suoi beni, nonché un archivio storiografico tuttora conservato a Roma. Dieci anni dopo l’Abbazia venne dichiarata monumento nazionale ed assegnata in custodia ai frati Filippini.
Il pessimo stato di conservazione del complesso è dovuto dalla scarsa manutenzione e dalle forti scosse dei terremoti che hanno infierito sul nostro territorio a partire dai primi anni del ‘900.
Negli anni ’60 e ’70 una lunga serie di restauri ha restituito alla chiesa parte della sua originaria bellezza.